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grazie a dio, sono ateo
____________________Sentite (sarebbe il caso di dire 'leggete,' ma è una di quelle storie che inevitabilmente si sentono, anche) questa storia:
Patricia Hearst era una fanciulla che aveva tutto: vent'anni, una bella faccia, e il futuro assicurato, essendo la nipote di William Hearst, il magnate che ispirò a Orson Welles il personaggio del potente e ricco miliardario della stampa nel film Quarto Potere;
nel 1974 viveva a Berkeley, vicino al campus, e simpatizzava già per la sinistra rivoluzionaria;
il 4 febbraio venne rapita dal Symbionese Liberation Army (SLA), un gruppo armato specializzato in guerriglia urbana e in cerca di attenzione. L'ostaggio si fece chiamare Tania! E si unì alla lotta dei suoi carcerieri che, in cambio dcella liberazione, chiesero alla famiglia Hearst di sfamare ogni californiano in difficoltà. Nonostante un'immensa di sei milioni di dollari, Tania! non venne rilasciata “perchè il cibo era scarso e papà poteva fare di meglio”.
Il suo sequestro-latitanza finì in un appartamento di San Francisco dopo un blitz della polizia. Era il 19 settembre del 1975.
Nel frattempo, aveva anche rapinato una banca, reato per cui fu condannata a sette anni di prigione. Ne fece solo due, in virtù della mediazione del presidente Carter. La grazia definitva arrivò con Clinton, nel suo utlimo giorno alla Casa Bianca. La signora Patricia Hearst ha sposato la sua ex guardia del corpo. Conduce una vita borghese.
Ah, che donna, ragazzi!
Per una donna così rapinarei una banca..
(fonte: DIARIO, diretto da Enrico Deaglio.)

Da oggi sono operativi circa 3 mila soldai nelle città più critiche, ad affiancare l'operato delle già forze dell'ordine Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza;
in tutta la penisola scattano multe e divieti di ogni tipo, dal sapore neanche tanto vagamente (neo)fascista, (ho messo 'neo' tra parentesi poichè in realtà di fascismo si tratta, chè il fascismo in italia non è mai morto);
riporto dal Corriere della Sera:
l'ondata dei dinieghi. Sono in minoranza gli ordini di buon senso
Divieti, l'estate neo-proibizionista
ROMA - Non filmare i figli in piscina! A Trento ti prendono per un pedofilo.
Non darti appuntamento con gli amici in un giardino pubblico la sera! A Novara ti considerano un malintenzionato.
Non berti una birra all'aperto!A Brescia passi per un ubriacone.
Non fumare nei parchi-giochi! A Verona dicono che non sta bene.
Non fare il bagno a Sorrento e non raccogliere cozze a Napoli!
In Campania il mare di oggi è infido come le strade di ieri.
Non avvicinarti alla caletta più bella dell'Asinara! Solo le vacche possono passeggiarci e lasciare enormi souvenir.
Non denudarti nelle spiagge dei nudisti! A Ravenna, sul Garda e sull'Adda, come a Palazzo Chigi, ritengono che un capezzolo possa provocare turbamenti (evidentemente, non guardano la Tv).
E' l'estate del divieto a go-go. Tutto ciò che si vorrebbe fare costa caro, e il resto è vietato. Non tutti i divieti, ovviamente, sono uguali. Ce ne sono d'inquietanti (Trento), d'impotenti (Novara) e di anacronistici (Ravenna). Alcuni sono segni di disperazione (Brescia); altri contengono una dose di buon senso (Verona). Non c'è dubbio comunque che l'autorità italiana - irrisa dall'inosservanza delle regole - abbia trovato, nella proibizione, una consolazione. Anzi, una ragion d'essere. Veto ergo sum. Cominciamo da Trento. In quella bella e civilissima città se inquadri con la videocamera o il telefonino una vasca piena di bambini diventi sospetto. La piscina - spiega Roberto De Carolis, direttore della società che gestisce 92 impianti sportivi - è infatti un «territorio fertile per un certo tipo di reato». Che dire? La preoccupazione è genuina, ma il rimedio è inquietante. Siamo ridotti come gli Usa, dove i bambini nudi - su una spiaggia o in una foto di famiglia - sono tabù da almeno vent'anni. Perdita dell'innocenza o paranoia collettiva? Siamo per la risposta numero due.
A Novara il sindaco Massimo Giordano impedisce di fermarsi in parchi e giardini dopo le 11 di sera, in più di due persone; a Brescia il collega Adriano Paroli vieta il consumo di alcolici sul suolo pubblico (finirà, di nuovo, come in America, la gente berrà direttamente dal sacchetto). I divieti transpadani equivalgono a una confessione d'impotenza: siccome non riusciamo a impedire qualcosa a qualcuno, proibiamo molto a tutti. Sia chiaro: i bivacchi molesti sono un marchio di questa povera estate italiana, e qualcosa va fatto. Ma per punire spacciatori, ubriaconi e piantagrane c'è - ci sarebbe - il codice penale. In Italia, evidentemente, è troppo difficile far rispettare le norme esistenti. Meglio inventarne di nuove, pur sapendo che finiranno come quelle vecchie. Altri divieti sono più tradizionali: sulla salute delle cozze, a Napoli, c'è più letteratura che su Eduardo De Filippo. Il divieto di fumo nei parchi-giochi a Verona, invece, appare ragionevole: non tanto perché i bimbi, all'aperto, siano vittime del fumo passivo; ma perché non è simpatico saltare e correre tra i mozziconi. Per lo stesso motivo, nella tollerante Sydney, hanno vietato il fumo a Bondi Beach. La spiaggia stava diventando un immenso posacenere. Il divieto logico è tuttavia in minoranza, nell'Italia neo-proibizionista (a parole). Il divieto più buffo è quello di mettersi nudi in luoghi appartati, al mare, al lago o lungo i fiumi. Oggi, siamo certi, neppure Oscar Luigi Scalfaro avrebbe nulla da dire se una dozzina di adulti consenzienti si ritrovassero per dondolare un po' di carne in pubblico. Ma sull'Adda, sul Garda e sull'Adriatico ritengono la cosa assai sconveniente: il senso del pudore cambia, certa gente mai. Un consiglio alle autorità in questione: se vi avanzano agenti in borghese, non sguinzagliateli dietro ai glutei di un vice-preside naturista. Mandateli a Novara o a Brescia dove, oggettivamente, da fare ce n'è.
Beppe Servegnini
ma ci domandiamo: da cosa scappano, questi (neo)fascisti?
di cosa hanno paura? che gli hanno fatto, poveracci?
come la giornata della prefenzione dentale, quella in cui i medici dentisti italiani si mettono a disposizione per un cotrollo gratuito, alla stessa maniera propongo la giornata de 'i racconti del lettino', in cui i (neo)fascisti italiani possano raccontare le loro infanzie agli pischiatri e agli psicologi, a gratis!!

"La vita è sogno”.
Così in un celeberimo film di metà anni '70, Picnic At Hanging Rock, il suo regista, l'esordiente Peter Weir, dava la battuta d'inizio.
È la storia realmente accaduta di un gruppo di ragazze che in un giorno di festa scompaiono misteriosamente, senza lasciare traccia, forse trovando la morte.
È l'estasi del sogno che si risolve nella scomposizione dei suoi significati.
Il brano che riporto qui sotto è tratto da 'le menzogne della notte', di un solenne, come gli è solito, Gesualdo Bufalino, libro permeato dal medesimo spirito del film.
Al confino in un carcere installato su un isola remota del Mediterraneo, è la storia di quattro condannati a morte i quali decidono di trascorrere la veglia che li separa dall'esecuzione raccontando ciascuno una storia, che sia emblematica della propria vita di ognuno.
Sono storie in cui il confine tra verità e menzogna, sogno e realtà è talmente labile da sfuggire a qualunque tentativo di definizione, come acchiappare la nebbia, storie il cui scopo - anche questo volutamente velato - non si sa se menzognero per ingannare il carceriere, o veritiero per ingannare il loro proprio ultimo estremo scampolo di vita.
E d'altronde affiora, come uno scoglio che la corrente impetuosa abbattendosi sulla costa di quando in quando rivela, il monito dell'autore - sapiente affabulatore come nessun altro - che qualunque ostinazione di ricerca teso a stabilire un confine valido tra realtà e sogno è vano, e che soltanto nella rinuncia a questa ostinazione è possibile rintracciare un barlume per quanto fioco, ma inesausto, di libertà.
"...li sveglia nel cuore della notte, prima l'uno e poi l'altro, un allarme dietro la fronte, che non s'è lasciato ingannare da nessuna amichevole lunae pretende di ricordare a ciascuno, con una precisione di pendola, il numero di giorni, ore, minuti che rimangono da vivere. Li sveglia e il primo riverbero d'umido sole li sorprende sempre così, con gli occhi al soffitto, metà imbrattati di sogni, metà di paura, inten ti a tracciare fra le travi linee di forza e di fuga, un intreccio di svincoli, botole e crepe, alla fine dei quali li attenda una felice assenza di peso, un'aerea dissennatezza, un sentimento di volo che nel loro idioma mentale, non scritto né detto, corrisponde all'idea, così virginea e sorgiva, di libertà...”

Oltre a sogno, dolore, rinuncia, piacere, immaginazione, condivisione io sono tra quelli (pochi? Tanti?) che trovano che Amore faccia rima con Libertà.
E dico: Libertà, non libertinaggio.
Amore può voler dire libertà di amare una persona e farsi amare da quella persona. Non un atto di pensamento studiato a tavolino, ma un moto spontaneo che induce e conduce verso la persona amata, una prorompente insorgenza dello spirito, per la quale il dare fa più ricchi che il ricevere.
(anche se questo non è ciò che ci dicono i poeti, per i quali, se l'amore non fosse rinuncia, desiderio insoddisfatto, meta di uno spirito inquietantemente e ossessivamente rivolto alla persona amata, ben poco avrebbero scritto di amore).
Il brano che riporto qua sotto è tratto da Cronache di Poveri Amanti, classe 1960, di un ispirato Vasco Pratolini.
"Un uomo è solo, quando cerca, trova e difende il proprio amore.
Da un uomo che difende il proprio amore la società non potrà che riceverne buone azioni. É stato del resto il Partito a insegnare a Mario, inconsciamente o meno, di perseguire fino in fondo attarverso l'errore, attraverso il dolore, la felicità quando si è certi di trovarsi uslla strada che vi conduce.”

"...Era proprio una casa borghese, come riflettè una volta di più, della borghesia più convenzionale e più modesta, in tutto simile ad altre case di quello stesso palazzo, di quello stesso quartiere; e questo era per lui l'aspetto più gradito: la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di molto comune, di quasi dozzinale, e però di perfettamente rassicurante. Si accorse di provare, a questo pensiero, un sentimento quasi abbietto di compiacimento per la bruttezza della casa; egli era cresciuto in una casa bella, e di buon gusto e si rendeva conto che tutto quanto adesso lo circondava era brutto senza rimedio; ma proprio di questo aveva bisogno, di questa bruttezza così anonima come di un tratto di più che l'accomunasse ai propri simili..."

Riporto un appello di Umberto Eco pubblicato su Repubblica della data odierna a partecipare alla manifestazione che si terrà a Roma l'8 luglio promossa, tra gli altri, da Furio Colombo, Paolo Flores D'Arcais e Antonio Di Pietro.

PREVIDENZA DELL'AUTORE
Dir più d'una si udrà lingua maligna,
(Il dirlo è lieve; ogni più stolto il puote)
Che in carte troppe, e di dolcezza vuote,
Altro mai che tiranni io non dipigna:
Che tinta in fiel la penna mia sanguigna
Nojosamente un tasto sol percuote:
E che null'uom dal rio servaggio scuote,
Ma rider molti fa mia Musa arcigna.
Non io per ciò da un sì sublime scopo
Rimuoverò giammai l'animo, e l'arte,
Debil quantunque e poco a sì grand'uopo.
Né mie voci fien sempre al vento sparte,
S'uomini veri a noi rinascon dopo,
Che libertà chiamin di vita parte
ALLA LIBERTÀ
Soglionsi per lo più i libri dedicare alle persone potenti, perché gli autori credono ritrarne chi lustro, chi protezione, chi mercede. Non sono, o DIVINA LIBERTÀ, spente affatto in tutti i moderni cuori le tue cocenti faville: molti ne'loro scritti vanno or qua or là tasteggiando alcuni dei tuoi più sacri e più infranti diritti. Ma quelle carte, ai di cui autori altro non manca che il pienamente e fortemente volere, portano spesso in fronte il nome o di un principe, o di alcun suo satellite; e ad ogni modo pur sempre, di un qualche tuo fierissimo naturale nemico. Quindi non è meraviglia, se tu disdegni finora di volgere benigno il tuo sguardo ai moderni popoli, e di favorire in quelle contaminate carte alcune poche verità avviluppate dal timore fra sensi oscuri ed ambigui, ed inorpellate dall'adulazione.
Io, che in tal guisa scrivere non disdegno; io, che per nessun'altra cagione scriveva, se non perché i tristi miei tempi mi vietavan di fare; io, che ad ogni vera incalzante necessità, abbandonerei tuttavia la penna per impugnare sotto il tuo nobile vessillo la spada; ardisco io a te sola dedicar questi fogli. Non farò in essi pompa di eloquenza, che in vano forse il vorrei; non di dottrina, che acquistata non ho; ma con metodo, precisione, semplicità, e chiarezza, anderò io tentando di spiegare i pensieri, che mi agitano; di sviluppare quelle verità, che il semplice lume di ragione mi svela ed addita; di sprigionare in somma quegli ardentissimi desiderj, che fin dai miei anni più teneri ho sempre nel bollente mio petto racchiusi.
Io, pertanto, questo libercoletto, qual ch'egli sia, concepito da me il primo d'ogni altra mia opera, e disteso nella mia gioventù, non dubito punto nella matura età (rettificandolo alquanto) di pubblicar come l'ultimo. Che se io non ritroverei forse più in me stesso a quest'ora il coraggio, o, per dir meglio, il furore necessario per concepirlo, mi rimane pure ancora il libero senno per approvarlo, e per dar fine con esso per sempre ad ogni mia qualunque letteraria produzione.

“..farai un passo indietro e due avanti..
troverai un mattone con due triangoli, uno di geometria euclidea, l'altro di geometria booleana;
sceglierai quello di colore nero, perchè rosso vince sempre;
dal soffitto si abbasserà un candelabro con 99 candele, che gronderanno dello stesso numero di gocce di cera tranne che per una;
una sola candela avrà un numero di gocce differente da tutte le altre.
dovrai contarle tutte, e scartare le dispari.
avrai a disposizione 30 anni, 27 dei quali per la conta, 2 e 11 mesi per la scelta, un mese per riposarti..e infine, dovrai soltanto volgere lo sguardo oltre il tramonto..a quel punto saprai..”
/Varie/cinema%20all'aperto.jpg)
alla faccia della loro acerrima e bulimica insofferenza nei confronti dei cugini Italiani, i Francesi alla Croisette hanno preso (ancora una volta) atto del Nostro Cinema.
Garrone, Sorrentino e Servillo a Cannes ci hanno fatto fare la nostra porca figura, vincendo il premio più ambito secondo soltanto alla Palma D'Oro: mica pizza e fichi!
forse non indifferente è stata la presidenza della giuria di Sean Penn, uno che di qualità se ne intende.
la cosa notevole di queste vittorie è che i film in questione prendono spunto da realtà tutte italiane, sembrerebbe che chi è all'oscuro dei fatti non ne possa apprezzare il pregio.
e invece no; Natalia Aspesi è stata inequivocabile ed efficace, dicendolo chiaramente: sono films il cui pregio è innanzitutto meramente artistico, i fatti di cronaca vengono su un secondo piano.
e d'altronde i produttori lo avevano già capito: l'esperienza di films come 'piazza delle cinque lune' e 'buongiorno notte' docet.
sono film fatti bene, ok, ma hanno il difetto di raccontare poco, giocando tutto sul piano evocativo, un gioco che diverte solo chi è informato, e bene, dei fatti.
uno spettatore ignaro che per la prima volta si accosta alle vicende evocate da 'buon giorno notte', e che magari pensa di essere andato a vedere quel film per capirne di più, che ne ottiene?
penso ben poco;
stesso discorso per 'piazza delle cinque lune'; anche se quest'ultimo è pregiato dal valore aggiunto della presenza di due attoroni della serie Donald Sutherland e Giancarlo Giannini, con una regia accattivante in pieno stile hollywoodiano;
ah, già che ci siamo: splendido Sutherland in un film immeritatamente trascurato, il 'Casanova' di Fellini, tra l'altro una delle sue opere migliori;
ad ogni modo, bene, anzi benissimo;
ci piace il cinema;
una vittoria così non poteva passare inosservata.

Oggi, nell'aria, regna sovrana la temperatura, un torpore simpatico, una galoppante pigrizia altrettanto simpatica, e forse qualche buona intenzione nel cuore..
oggi, insomma, primo giorno d'estate, stagione di estroversa malinconia..
ma anche di qualche bello sguazzettino: ieri il mare, cristallino, senza orde di carne umana, era incantevole; ci è scappata la tintarella..
dopo pranzo, solitamente, urge una passeggiata: scioglie i muscoli, fa bene alla digestione, ci concilia col sole, fuori;
in un' anonima stradicciola staziona di solito un cane pastore vecchio e barboso che quando passavo le prima volte ne aveva di svegliarsi, mostarmi denti e inveire: bau! bau!..
alla prima volta, alla seconda volta..alla terza non c'è arrivato: ha capito di che pasta siamo fatti, noi due, e invece di inveire adesso tutt'al più alza il capo sonnacchioso, il tempo di capire chi passa, salutarmi con un orecchia dritta e l'altra penzola, e tornare poi a dormire, di botto;
la scorsa settimana in edicola Repubblica ha lanciato una nuova iniziativa editoriale: la stampa in dvd del teatro di Gigi Proietti;
bella cosa..
su Proietti c'ho scritto la mia tesi di laurea (dal titolo altisonante 'pragmatica del monologo teatrale', anche su Antonio Albanese e Dario Fo).
A chi non lo avesse ancora visto, suggerisco 'a me gli occhi, please', spettacolo del '76 (poi ripreposto nel 2000) che inaugurò in italia il teatro tenda; uno spettacolo denso di teatro, risate, tecnica, fantasia, immaginazione, e denso del senso classico dell'arte;
l'arte, parafrasando Calvino, deve innanzitutto divertire, e sono d'accordo: l'arte deve saper dire tutto senza dir nulla; se qualcosa l'arte dice, lo sa soltanto chi la fruisce, e nessun altro è tenuto a saperlo; il rapporto che si instaura tra un'opera d'arte e il suo fruitore è un vero e proprio rapporto di coppia, un rapporto assolutamente privato, il senso del quale lo conoscono soltanto le parti interessate.
di recente ho visto un film con Robert Redford, Come Eravamo, di Sidney Pollack; che film! ne faranno più film, così? boh..forse c'è bisogno di un pubblico e di un contesto adatti, per farne; o forse no, boh..
sta di fatto che questo film è di Bellezza Pura, e di cose che sono 'puramente belle' oggi se ne fanno poche..
o forse questa mia è soltanto retorica da domenica pomeriggio..
poiché rifletto: forse è giusto che sia così, no? se la Bellezza fosse più più ordinaria di quanto è, sarebbe ancora Bellezza? la vera Bellezza non è un fatto straordinario?
su, fanciulli, chi risponde per primo?
la battuta più incisiva del film: “la vita è una faccenda troppo seria per prenderla sul serio”.
Il sole si fa più alto, la temperatura si scalda; prenderò un caffè; e tornerò al mio Ozio.
Videointervista a Gigi Proietti