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Sono cambiate le forme di socialità , è cambiato profondamente il modo in cui gli esseri umani interagiscono, ed è cambiato il modo di fare l'amore di questi tempi.
Oggi sembra quasi di citare un libro o un film, quando si parla di 'fare l'amore'.
Sembra una cosa relegata nell'ambito della letteratura petrarchesca.
Internet, sms, social network, poi, la fanno da padrona.
Non c'è più l'audacia di un appuntamento proposto guardando negli occhi il possibile partner, c'è invece un più comodo e meno compromettente sms o messaggio su facebook.
Attraverso il cellulare e internet viaggiano le pulsioni e le frustrazioni di milioni di utenti, che non accettano il confronto poiché non accettano se stessi, poiché non 'si amano'. E non amando se stessi non possono amare l' altro.
Non resta che una timida, incongrua, non rischiosa espressione del proprio ego che non è e non può essere amore.
La ricerca dell'altro si alimenta di passione, di imprevisto, di rischio, di chimica degli sguardi, attraverso cui le reciproche debolezze e incertezze si sublimano nel piacere.
Oggi non c'è più comunicazione tra le parti.
La comunicazione è fatta soprattutto di registri non verbali.
Ciò che chiamiamo 'comunicazione' è in realtà 'informazione'; con un sms io non 'comunico' il mio piacere, il mio dolore, la mia frustrazione, la mia voglia, ma 'informo' della mio piacere, del mio dolore, della mia frustrazione, della mia voglia.
L'amore è una cosa le cui forme di espressione sono rimaste sostanzialmente invariate per millenni.
Ogni generazione ha i propri difetti rispetto a quelle che l'hanno preceduta, ma ha anche i loro pregi.
Sarebbe altrimenti impossibile parlare di progresso.
Ma talvolta viene il dubbio che l'amore di questi tempi abbia fatto progressi.
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Che le culture, e con loro i popoli, si incontrino è condizione imprescindibile del vivere.
Incontrandosi, gli uomini si arricchiscono l'un l'altro.
Sino al XVIII, i popoli si incontravano, mischiandosi, mescolando commercio, lingua cultura, simboli, miti e mitologia.
Poi nacquero i nazianalismi.
Il melting-pot, Il 'villagio globale' di Marshall McLuhan è solo la stigmatizzazione teorica di qualcosa che è già cominciato secoli prima.
I popoli, viaggiando, e commerciando, alimentavano quel fondersi tra le culture che è alla base della civiltà .
Il mito di Babele è quello che meglio rappresenta questa condizione.
Nel mediterraneo, la promiscuità culturale ha radici millenarie.
Timeo ci dice, ad esempio, che i celti nacquero in Sicilia, e da qui se ne partirono per Hyperborea, ovvero il Nord Europa odierno.
La comune nascita di celti e siciliani sarebbe testimoniata dalla triskeles, il simbolo a tre gambe, simbolo comune ai druidi celtici e ai siculi.
Celti che poi tornano in Sicilia col mito di Re Artù.
Thomas Malory raccolse e mise in sintesi la sua leggenda.
Artù è un cavaliere bretone. È il capo del suo popolo, il cui potere è quello di esser tutt'uno con la sua terra, sino a difenderla dal suo nemico più temibile, Mordred, ovvero suo figlio, concepito dalla sorella Morgana.
Artù lo ama, nonostante ciò lo sacrifica per amore della sua terra. E si sacrifica a propria volta, ferito a morte dal figlio in un cruento duello.
Sir Bedivere, uno dei Cavalieri superstiti della Tavola Rotonda, su ordine del suo re, getta Excalibur spezzata nel mare, poi raccoglie il corpo di Artù e lo adagia sulla riva. Dall'orizzonte prende forma una nave d'argento, che porterà Artù sull'isola di Avalon, tra le cui nebbie vivrà i suoi ultimi attimi di vita.
Altri autori, tra cui Gervasio di Tillsbury, dice che le nebbie di Avalon altro non erano che i suffumigi eruttivi dell'Etna. Vuole infatti una variante della leggenda che sulla vetta dell'Etna il re bretone Artù fini i suoi giorni.
Soltanto qui le fornaci onnipotenti di Vulcano avrebbero ricomposto la spezzata Excalibur. E qui, nell'isola del sole, avrebbe trovato estrema dimora Artù, sulla vetta del Mongibello, per perdere la vita e per trovare il suo mito.
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In Sicilia, la follia fa proseliti.
Nel 1998 Roberto Alajmo, giornalista, mezzobusto del Tg3 Rai regionale, scrittore, dà alle stampe il suo libro Repertorio dei Pazzi della Città di Palermo.
Giuseppe Pitrè nella sua assortita raccolta di studi sul folklore siciliano, studiò a lungo quello che è uno dei personaggi popolari siciliani di più fortunata fama, Giufà ; Giufà è un folle, uno scemo, un Forrest Gump ante litteram (a dimostrazione che, quanto a immaginario, in America non hanno inventato nulla);
Storie di e su Giufà ce ne sono tante; l'ultimo a raccontarne una fu Gesualdo Bufalino, a metà degli anni '80, all'interno di una antologia di cose siciliane pubblicate a dispense col Giornale di Sicilia;
Sempre Pitrè nei suoi studi si dedica a Petru Fudduni, letterato non di professione ma di indubbia ispirazione; l'appellativo Fudduni sta proprio ad indicare un temperamento pazzerello, capriccioso, fantastico;
A Sciacca ha sede una residenza singolare, il giardino incantato di Filippo Bentivegna; Filippo Bentivegna fu un lunatico alienato che coltivava l'hobby di scolpire volti sul tufo; il giardino incantato è saturo di questi volti di pietra : sorridenti, allegri, tristi, melanconici, romantici, delusi, offesi;
a Bagheria, la più sontuosa e prestigiosa delle tante ville che punteggiano il suo hinterland dai tempi della belle epoque della pigra e ipertrofica nobiltà siciliana è la cosiddetta Villa dei Mostri, altrimenti nota come Villa Palagonia;
Agli inizi degli anni '70 Leonardo Sciascia pubblica una raccolta di fatti, note e cronache sulla Sicilia e la sua cultura; il titolo è già una citazione di quel Berretto a sonagli di un altro siciliano illustre, Luigi Pirandello.
La raccolta di Sciascia ebbe titolo La corda pazza.
Agli inizi del 1800 un filantropo palermitano, barone Pietro Pisani, prese a dirigere la Real Casa Dei Matti, sita nei pressi di corso Calatafimi, un manicomio i cui ospiti beneficiavano di un metodo di cura del tutto speciale, il metodo morale; in pratica, invece di somministrare cure e farmaci agli ospiti, il barone Pisani somministrava una vita regolare fatta di lavoro, turni, responsabilità e scarsa compassione, ma molto compatimento;
La Real Casa dei Matti, orgoglio borbonico, guadagnò al barone fama europea, talmente europea che la cosa sorvolò l'Oceano Atlantico, per approdare a Boston, New England;
A Boston vi era un tale che scriveva, destinato a divenire uno degli autori più celebri di ogni letteratura; quel tale era Edgar Allan Poe, al quale giunse notizia del barone Pisani e della sua Real Casa Dei Matti; la cosa lo incuriosì e galvanizzò a tal punto, che prendendo spunto dalla vicenda, vi scrisse un racconto, a detta di molti uno dei suoi più belli, 'Il sistema del dottor Catrame e del Professor Piuma',
ne parla Silvestro Livolsi in un articolo apparso su Repubblica qualche giorno fa (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/05/22/la-follia-palermitana-in-un-racconto-di.html).
La follia siciliana fa proseliti.
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Mentre nel mondo impazza la Crisi, mentre le majors del comparto alimentari, industria pesante, moda, trasporti - storicamente i comparti trainanti dell'economia di un paese avanzato - registrano ovunque il tracollo verticale del fatturato e dei profitti, in Italia Marchionne compra.
C'è un grande movimento di cervelli, di imprenditori blasonati, di guru dell'economia che dagli Stati Uniti alla Germania si riuniscono in 'tempestivi' brain storming per sorreggere le imprese folli e coraggiose, i virtuosismi - di ben esigua virtù - del Sig.Marchionne.
Sino ad appena due anni addietro la FIAT, da sempre l'industria regina del made in Italy, registrava un tracollo delle vendite del 20-25%. Oggi Marchionne fa impazzire gli investitori con l'acquisizione – avvenuta – di Crysler, gigante d'argilla della florida per definizione economia americana, e con la quasi certa acquisizione di Opel, il tutto con l'impeto orgasmico di un amplesso fuori ordinanza, improvvisato, a soggetto.
L'economia americana che ha retto e influenzato le sorti del mondo nel secolo XX – The American Century -
quell'economia dilaniata ora dall'ondata di ritorno di un abuso senza freni del credito a consumo, dei titoli fantoccio subprime, oggi uno dei protagonisti di quell'economia – malato sano cronico – la Crysler viene tratta in salvo, con l'acquisizione al momento del 20% della quota azionaria, e presto del 51%, da una FIAT che improvvisamente trova risorse sino a qualche anno fa relegate nell'ambito del delirio utopico degli AD che da Romiti in avanti l'hanno dilaniata,a colpi di buoneuscite miliardarie;
come è possibile? Tutto in una volta?
scenari possibili: mentre ovunque si parla di conversione in energie rinnovabili anche per l'auto, di auto elettriche, all'idrogeno et cetera, Marchionne si prepara ad affrontare l'ennesima sfida del capitalismo d'assalto, la conquista del mercato cinese, tigre affamata di automobili a benzina, con un mercato dalle previsioni esorbitanti, al momento l'unico mercato in espanzione onnivora; a questo scopo il Sig. Marchionne, medico dei pazzi, corre all'impazzata da un cantone all'altro con la sua macchina piena di buchi per tappare i buchi alle altre case automoibilistiche, nell'affannosa ricerca di accaparrarsi la sua dignitosa fetta di mercato eccezionale.
E i soldi di questa folle corsa chi li mette? I già dipendenti, ovvio.
Marchionne compre, gli operai pagano.
E speriamo che Termini Imerese possa raccontarci altre storie.
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Incredibile!
Stupefacente!
Strepitoso!
Il nostro Presidente del Consiglio, dico..
quest'uomo è davvero un grande..
saldamente ancorato ai suoi principi, non si schioda..coerente, proprio!
in tutto il mondo la gente si muove..
la germania è piena di turchi
londra è piena di pachistani e musulmani..
a palermo, l'offertorio della messa di fine anno è multietnico..
sempre a palermo, le strade del centro storico hanno targhe trilingui: italiano, ebraico, arabo..
new york, los angeles, chicago, dallas traboccano di ispanici, messicani, africani, irlandesi, italiani..
Istanbul poi non ne parliamo..
e lui che ti dice?
Ti dice che non vuole, e gli italiani con lui, un' Italia Multietnica..
STRAORDINARIO!
Al di là di qualunque calcolo politico di buon senso, ignora che gli immigrati sono anche voti, che costituiscono manovalanza motivata e a basso costo, e che fanno girare soldi..
una lungimiranza politica da far invidia a, che so, Mahatma Gandhi, Bismark, Nelson Mandela, Abraham Lincoln..
a proposito di Mandela..
vi riposto un video di Peter Gabriel, un uomo che della carica espressiva, culturale, ed economica di una società multietnica è uno di quelli che ha capito tutto;
Peter Gabriel è quello che ha inventato la multietnicità in musica, la world music, facendone un etichetta, e che sulla world music ci ha fatto – meritatamente – e fa fare da decenni soldi a palate..
era il 1980;
Gabriel pubblica BIKO, un pezzo su Stephen Biko, attivista anti-apartheid ucciso nel 1977 in Sud Africa; pezzo poi ripreso dai Simple Minds nell'album 'Street Fighting Years';
e il nostro Presidente del Consiglio alla faccia di tutto ciò, dice che non vuole un Italia multietnica..
cioè: in Africa hanno sconfitto l'apatheid da vent'anni, e lui ancora ce l'ha con le etnie..
come pure da vent'anni in russia è crollato il comunismo, e lui ce l'ha ancora coi comunisti..
ma la cosa davvero strabiliante di quest'uomo è che riesce a mettere d'accordo davvero tutti: la CEI gli ricorda che l'Italia è già multietnica..
avete capito?! Io e la CEI siamo d'accordo!!..
potenza di quest'uomo!
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The Story of Stuff - la storia delle cose
Notti addietro mi sogno un tizio;
Era assiso sul suo alto trono, la fornace dimessa di una fonderia abbandonata del bacino della Rhur, la regione dell'Alta Renania con la quale la Germania sviluppò la sua prima rivoluzione industriale;
stava a busto ritto, fiero e gagliardo, coi piedi a penzoloni, che dondolava nel vuoto come un monello sul muretto;
in una mano, poggiata su una coscia, reggeva Il Manifesto del Partito Comunista, l'altra la teneva affondata sotto il bavero del doppio petto di panno; di quando in quando quella mano affondava nella boscaglia voluminosa della sua barba fitta come la Foresta Nera, ispida come trucioli d'acciaio, e grattava il mento; lo sguardo, contemplativo e definitivo, proiettato in un punto all'orizzonte dove s'incontravano le magnifiche sorti e progressive della classe borghese e le utopie dittatoriali del sottoproletariato urbano;
borbottava ininterrottamente qualcosa;
io ero sotto, e il bordo della fornace era alto abbastanza da non lasciare distinguere il suo borbottìo;
la fabbrica era deserta; il tetto, logorato dalle intemperie, lasciava trapelare raggi gagliardi di luce azzurra pulviscolare; all'interno del capannone era cresciuto un tronco di eucalyptus, sul quale avevano nidificato ciaule e colombaccci, che tubavano indifferenti facendo un casino incredibile;
dal fondo del capanno sopraggiunge un tizio; un nero come un bianco che si tinge la pelle del nero di scarpe per fare il negro; indossava una tuta con pettorina, il tipico pagliaccetto da metalmeccanici, con tanto di bandana al collo,e voce grattata dalle esalazioni di tonnellate di ghisa fusa da altoforno; in mano regge adeguatamente grassata, come da perfetta iconografia, una chiave inglese;
chiedo al tizio: chi è?
Io: Marx..Karl?!
Quello: Si, lui.
Io: Ah.
Quello: Già.
Nel fratttempo Marx bofonchiava esasperatamente, con la concitazione di un vecchio sdentato che con la bocca piena di noccioline ci tiene assolutamente a raccontare una barzelletta sconcia dall'effetto assicurato ;
Io: e che dice?
Quello: chi? Io o Marx?
Io: Marx!
Quello: ah. Dice..:
e non finisce di dirmi cosa dice che Marx sbotta in uno stridulo violento, tipo il colpo di tosse di una macchina ingolfata, dicendo: PORCA TROIA!
Facendo così svolacchiare disturbati i colombacci che tubavano appassionati;
Quello: ecco. Dice Porca Troia..
IO: ah..

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in certi momenti non hai molta scelta: senti come una chiamata, un'emergenza che affiora da dentro;
il sole, poi, gioca la sua parte: quella luce calda, ruffiana, che discreta, vagamente diplomatica ti pone davanti alternative accattivanti, e che in quel 'vagamente' si gioca tutta la credibilità: sicchè vai;
gli odori, poi, rendono il tutto delizoziosamente erotico;
ti armi di scarponi alti, mescola dura, bullonata, da presa rapida a un terreno sdrucciolevole di fango e pioggia fresca e foglie secche: scarponi a prova di pantano beffardo, che ti aspetta al varco;
dapprima l'ambente è una massa verde informe perfino deforme, deforme per te che ancora non vi sei dentro, ovvio; poi invece, quando sei sotto le fronde e i rami, tra le chiome del bosco, la definizione degli oggetti diviene istantanea, e ti saltano subito all'occhio lo sciame di dettagli che lo compongono, e fai subito a capire che sei entrato nella vita del bosco, e che ilbosco prende sempre più vita man amno ci stai dentro;
perchè più cammini, man mano ti addentri nelle sue viscere, più fai tuoi i chiaroscuri sotto i cespugli di rovi e tra i rami della macchia mediterranea, e più il bosco pare riceverne linfa vitale;
il bosco: questo esibizionista..
la vita adesso ti è dentro..
e solo adesso sei pronto, soltanto adesso i tuoi occhi vedono l'invedibile, scorgono l'inscorgibile:
la tua vista mette ora a fuoco..
adesso sai cosa cerchi..
ora sei pronto: sai cosa vuoi..
e come se lo sapesse, come se la tua consapevolezza giungesse come il più seducente dei profumi negli anfratti più reconditi dell'universo, un fuscello d'asparago, smilzo tuttavia deciso, volitivo spunta dall'argilla: che se è nascosto lo dai per malandrino, e se è palese invece lo dai per beffardo, come a dire: lo vedi? Sono sotto i tuoi occhi e tu te ne stai accorgendo solo ora..meglio tardi che mai..
sicchè lo cogli..
quel primo fuscello tronfio d'orgoglio battezza la tua ricerca: è iniziata;
dagli strati più infimi del tuo essere emerge l'ottuplice via:
sutra #1- un asparago non è mai da solo;
sutra #2 - l'asparago è socievole per natura: vive in branco
sutra #3 – l'asparago sa essere generoso
sutra #4 – l'asparago è un inveterato stronzo
perchè è così, devi prenderlo così com'è, è carattere: sotto un cespuglio di rovi ne trovi tre, quattro tutti insieme, ma non dare nulla per scontato: hai vinto una manche, non la partita: prima di farne un mazzo ce ne vuole; cn quelli che hai appena raccolto ti vengono a malapenza due forchettate di risotto;
il bosco si fa più fitto: ti avvolge, ti graffia coi suoi rovi, ti parla in grammelot, ti osserva deambular e nel suo ventre; ti volti di scatto: lo hai visto, ti avvicini, ti pieghi, fai luce sull'ombra, fai largo tra minute colonne doriche di fibra vegetale..ma non è un asparago: alla sua cima campeggia una bacca rossa..
hai già ficcato la mano nel cespuglio, quando vedi due occhi che ti osservano: due puntini neri, fissi, dritti da due incavi turchesi.
gli splendidi occhi di uno splendido ramarro, essere temerario..
lucertola che sarà già iguana alle galapagos, di un verde smagliante, satellitare, e la testa turchese..
essere di saggia flemma, che ti avvicini curioso, e accogliente, come dire: questa è casa tua, accomodati pure..
che gentile, ramarro, ma io vado ad asparagi..
e lui se ne va, portando il suo sacco di flemma..
sutra #5 – l'asparago fa da pr: se non trovi lui, trovi qualcos'altro..
riprendo la mia via; sterpi, arbusti che si piegano, ruscelli che scorrono, brezza leggera: il sole..
ma ecco: un asparago timido che spunta dall'ombra; mi piego, e colgo..e colgo..e colgo! E colgo ancora!
Il mazzo si fa pieno: le punte fuoriescono dal pugno: garriscono..
nel cielo, uno storno di rondoni apostrofa l'abbondanza..
ormai vedi bene: sai dove vedere; ficchi la mano tra i cespugli, e al diavolo i rovi, al diavolo probabili serpi acciambellate accanto le pietre: ormai siete tu e lui, tu e l'asparago;
sutra #6 – l'asparago genera assuefazione;
sutra #7- l'asparago sta a te come il mais a montezuma;
i raggi del sole, più bassi all'orizzonte, irridono alla superficie del lago, a valle, sulla cui superficie trovi una fetta di cielo, e qui sale la malinconia; che vuoi, la contemplazione dell'assoluto è sempre malinconica: l'amore, l'afflato..
sei già in cima, più in alto di così non puoi andare; mi sa che è ora di ri-discendere; tornando rifai lo stesso percorso; magari trovi asparagi che non hai scorto all'andata;
sutra #8- con l'asparago non si sa mai,
ma una volta a valle, una cosa la puoi dire: che col mazzo che hai nel pugno un risotto ormai ci viene..

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